Il silenzio o le dichiarazioni troppo velate della Chiesa sugli ultimi scandali e comportamenti del premier Silvio Berlusconi non sono state gradite a molti italiani. Ai cattolici praticanti che non comprendevano perché simili atteggiamenti non venissero apertamente criticati e ai non praticanti che trovavano nuovi validi motivi per accusare la “collusione” tra Chiesa e politica di destra.
Oggi un chiarimento prova a darlo il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, dalle pagine del suo giornale. Perché i cattolici si interrogano e a volte, non trovando risposte alle proprie domande, le rivolgono a chi dovrebbe avere magari più illuminazione. Questa volta è un prete a lamentarsi, un parroco attento a quello che succede nel mondo e agli insegnamenti che la Chiesa deve dare ai suoi fedeli al giorno d’oggi, in cui la dottrina cristiana sembra così lontana dal modo di vivere contemporaneo. Don Matteo, questo il suo nome, prende ad esempio il duro comportamento del mondo cattolico verso questioni “meno scandalose”. Se confrontiamo la qualità e la nettezza degli interventi della Chiesa ufficiale in altri ambiti, quali ad esempio le battaglie sulla bioetica, la differenza di metodo salta all’occhio: là non si lesinò sugli urli (a volte francamente eccessivi, perché non evangelici); qui invece le mille prudenze pastorali volte a conservare unità nel gregge danno come risultato l’impressione di velati sussurri.
Secondo il prete, i segnali della Chiesa non sono stati abbastanza netti e anzi appaiono segnali assai debolucci se raffrontati alla conclamata sfacciataggine con cui ciò che dovrebbe essere messo in discussione viene invece sbandierato.
Ma il direttore di Avvenire, rispondendo alla lettera dice di essere sicuro che la gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato.
Boffo è quindi sicuro che gli interventi della Chiesa non siano stati per nulla casuali e che ciò che si è detto lo si voleva dire. Esattamente in quei termini.
L’unica domanda che secondo Boffo andrebbe fatta è se la gente è riuscita a individuare le riserve della Chiesa. A suo avviso la gente ha capito il disagio.
Eppure il prete che chiedeva chiarimenti sulle opinioni della Chiesa non era il primo a farlo. Perché per la terza volta in poche settimane il direttore dell’Avvenire ha dovuto rispondere a lettere di cattolici che non capivano. Nonostante in passato sia stato il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, a scrivere un articolo contro il silenzio della Chiesa, le cose non sono per niente cambiate. La gente, forse come dice Boffo, avrà capito. Ma è certo che non tutti fanno sillogismi con le parole. La massa, probabilmente, non ha capito. E se il Papa o gli alti prelati urlassero il loro disagio, forse la gente capirebbe. Forse la destra smetterebbe di chiamare in causa i valori cristiani solo quando fa comodo prendere qualche voto in più.
Marianna Lepore
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