Mancano solo dieci giorni alla parata omosex del 13 giugno nella Capitale che, quest’anno, avrebbe ricordato i quarant’anni dai moti di Stonewall, la prima ribellione di lesbiche, gay e trans contro le violenze della polizia di New York. Ma dal 1969 non è cambiato molto. Le discriminazioni sono ancora all’ordine del giorno e a Roma il corteo del Gay Pride non ha ancora un percorso preciso.
Il Circolo Mario Mieli di Roma aveva presentato una richiesta per manifestare da Piazza della Repubblica a Piazza Navona. Il percorso iniziale sarebbe stato accorciato di molto, ma andava incontro alle obiezioni che erano state fatte. La controproposta ricevuta, però, è stata una marcia molto corta dalla Bocca della Verità a Piazza Navona.
Per questo i promotori della parata hanno lanciato ieri una raccolta di firme in sostegno dell’appello indirizzato al prefetto Giuseppe Pecoraro e alle istituzioni perché il Gay Pride “possa tenersi in modo regolare e lungo un percorso concreto come è avvenuto ogni anno nella Capitale”. La protesta culminerà in un sit-in in via di San Giovanni in Laterano sabato 6 giugno per il “gay Street for Pride” a partire dalle ore 22. La manifestazione è stata organizzata dall’Arcigay di Roma e promossa insieme all’ArciLesbica e ad Azione Trans.
Ma non è l’unica protesta in atto in questi giorni. Il Circolo Mario Mieli, che aveva già ricevuto due rifiuti da parte della questura della capitale, ha deciso di presentare anche ricorso legale al Tar e al Presidente della Repubblica attraverso il patrocinio degli avvocati Guido Calvi e Gian Michele Gentile per difendere un principio generale, qual è quello della libertà di manifestazione. Il sospetto che alcuni avanzano è che da parte del Campidoglio ci sia una precisa volontà di negare il patrocinio alla parata, così come già è successo l’anno scorso.
E non sembrerebbe nemmeno una novità per una maggioranza politica, in parlamento e in molte città, per cui i diritti non sembrano uguali per tutti i cittadini. Basti pensare proprio al caso del sito internet del ministero per le pari opportunità che nella nuova versione ha visto scomparire i gay tra le categorie protette. Certo le donne, i minori, gli anziani vanno tutelati e non dimenticati ma sembra assurdo che un ministero che dovrebbe difendere anche i diritti degli omosessuali si dimentichi puntualmente di rappresentarli.
Il presidente dell’Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo in attesa di ricevere delucidazioni sulla parata ha dichiarato che “la decisione della Questura porta Roma ad assomigliare sempre di più a Mosca dove ogni anno il Gay Pride viene ostacolato e represso nel sangue”.
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Marianna Lepore
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