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Home Resistenza civile La ribellione non esiste

La ribellione non esiste

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Gli studenti in piazzaLe due notizie più importanti di questi giorni sono quelle che hanno ricevuto minore spazio sulle televisioni e sui giornali italiani. Non è strano, non è casuale. In molti casi è pura e semplice censura, in altri è semplice incapacità da parte dei giornalisti di vedere il quadro generale. Le due notizie più importanti di questi giorni sono le manifestazioni di lavoratori e studenti e le condanne dei processi di Genova sul G8 del 2001.

Sono scesi in piazza 250.000 operai e 150.000 studenti, in quasi tutte le città d'Italia, eppure in televisione si è visto poco o niente. Gli operai erano i metalmeccanici della Fiom che protestavano per l'accordo separato sul contratto che le altre sigle sindacali sono disposte a firmare con Federmeccanica. Gli studenti protestavano contro la devastazione Gelmini, dicevano "Senza soldi nessuna riforma". Non si può chiamare riforma infatti una serie di tagli che mirano alla distruzione sistematica della scuola pubblica.
Il piano generale dietro il silenzio è che non bisogna dare voce alla ribellione, bisogna marginalizzarla, farla sparire. E' lo stesso piano che si è visto nei processi sul G8 di Genova del 2001. La più grande sospensione dei diritti umani in un paese occidentale negli ultimi 60 anni, secondo Amnesty International. La più grande opera di disinformazione riuscita che si sia mai vista, con la complicità di moltissimi giornalisti, anche quelli che presumibilmente sarebbero di sinistra. La nostra società mediatica ormai è come il mondo illusorio creato dal computer nel film Matrix: i ribelli non esistono, la maggior parte della gente vive cullata dai media nella propria totale ignoranza. Quando la gente protesta contro la realtà delle cose, cerca di smascherare l'illusione della realtà finta venduta dall'informazione, la loro protesta viene nascosta e ignorata.
Quando è così immensa e grande che non si può nascondere, come a Genova nel 2001, basta massacrare ferocemente i manifestanti e poi dire che erano criminali, che hanno commesso "devastazioni e saccheggi". Loro, non le "forze dell'ordine" che hanno picchiato ragazzi e ragazze disarmati, che hanno caricato senza ragione contro gruppi di anziani e famiglie, che hanno torturato e ucciso. I poliziotti responsabili, i pochi che sono stati individuati, non faranno un giorno di carcere per il gravissimo reato di tortura. I loro comandanti e i responsabili politici sono stati assolti, o mai processati. Una parte dei manifestanti sono stati condannati a pene lievi, prescritte, per essersi soltanto difesi da una carica illegittima della polizia, e questa sarebbe di per sè una notizia enorme, da prima pagina in tutta l'informazione libera, se esistesse. Un'altra parte invece è stata condannata a pene dai 15 ai 5 anni di carcere. Più degli stupratori della Caffarella. Più degli assassini di Nicola Tommasoli, ucciso a Verona da un gruppo di neofascisti. Molto di più dei poliziotti che hanno ucciso Gabriele Sandri, Riccardo Rasman, Federico Aldovrandi. Come i due baristi che hanno ucciso Abba, il ragazzo ammazzato a Milano per motivi futili e razzisti.
Cosa hanno fatto mai questi "black block", come hanno scritto i giornali di regime per dar loro un'etichetta negativa, per meritare pene maggiori o uguali a quelle dei più feroci assassini? Non erano accusati di aver picchiato o ferito poliziotti, ma di devastazione e saccheggio. Un reato creato ad hoc per reprimere e infliggere pene molto più pesanti del semplice danneggiamento. In carcere come e più degli assassini per aver spaccato vetrine. Ma la loro vera colpa è appunto quella di aver preso di mira le banche, unico vero tempio della nostra società dedicato al nostro unico vero Dio, il Denaro.
Gli operai e gli studenti in piazza e queste condanne assurde e mostruose sono le notizie più importanti di questi giorni. Invece tv e giornali parlano soltanto di Obama e Berlusconi e dei funerali per le vittime delle frane a Messina. Un argomento di cui bisognerebbe parlare a lungo ma finita la pietà per i morti nessuno parlerà più dei crimini ambientali commessi nel territorio, fino alla prossima alluvione. Così come nessuno ha mostrato le proteste dei cittadini per decenni di abusi e contro il ponte. Perché viviamo in un mondo finto con notizie finte e la ribellione non esiste. Quando esiste bisogna nasconderla e se non si riesce a nasconderla bisogna soffocarla nel sangue e punirla in tribunale. 

Francesco Defferrari


 

 

Commenti

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Ultimo aggiornamento Sabato 10 Ottobre 2009 14:02  
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